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Chi è Alexander Blockx? Alla scoperta della rivelazione di Madrid

C’è chi nel suo tennis non ha riscontrato lacune, e parliamo di un finalista Slam ed ex n°2 ATP, ma Alexander Blockx rimane umile: consapevole che il lavoro da svolgere è ancora immenso, soprattutto per chi come lui non ha intenzione di apporre l’asticella ad un determinato punto, senza mai smuoversi da esso. Tutt’altro, bisogna guardare sempre più alto. Non esiste il concetto di limite, nella testa del nostro protagonsita, semmai ciò che è reale è il lavoro volto al miglioramento: una ferrea volontà, costantemente instancabile. Volare i basso è sintomo di grande lucidità. La stessa che Blockx dimostra nella gestione mentale dei suoi incontri, semplicemente impressionante. Madrid è stata la rampa di lancio, la medesima che ha illuminato il viso e il viaggio nel torneo di Rafa Jodar: il nuovo che avanza nel tennis mondiale e Jannik Sinner ha già attenzionato. Ma chi è veramente Alexander Blockx? Ecco un viaggio a ritroso nella sua vita tennistica e non, per scoprire cosa c’è dietro la racchetta belga. Le origini Alexander nasce ad Anversa, capoluogo delle Fiandre, l’8 aprile 2005 da genitori ucraini emigrati in Belgio. Lo sport è di casa nella famiglia Blockx, da sempre parte integrante del loro vivere quotidiano. Una destinazione, quella di abbracciare le discipline sportive, quasi scontata e in un certo senso già predetta per il giovane Alex. Papà Oleg è stato un professionista dell’atletica, più precisamente nella specialità della corsa a ostacoli. Anche mammà Natalia ha però avuto il suo contributo nel trasmettere la passione per lo sport al piccolo pargolo, avendo praticato nuoto a livello professionistico. Il connubio che cambia la vita Poi l’incontro con il tennis e soprattutto con una figura che più un che un allenatore per Blockx ha rappresentato un secondo padre. Philippe Cassiers lo prese per mano quando aveva appena quattro anni e i due non si sono più divisi fino a questa settimana. In un circuito d’élite che presenta sempre più frequenti cambi di rotta e allontanamenti burrascosi dai vari angoli dei giocatori, Philippe e Alexander hanno personificato quell’isola felice capace di superare qualsiasi – vano sino a un certo punto – tentativo di sciogliere quel legame, divenuto indissolubile andando ben oltre oltre il tennis giocato. Dopo 16 anni erano ancora lì, l’uno al fianco dell’altro senza il ben che minimo segno o crepa che potesse provocare una spaccatura esiziale nel loro rapporto. Ciononostante anche le migliori storie d’amore o ad un certo punto mutano pelle oppure sono costrette ad abbandonarsi, alla fine di quel racconto. Ed è così che la storica collaborazione con Cassiers è finita, ad annunciarlo Blockx in un’intervista in zona mista alla Caja Magica: nelle due settimane che segnano il suo sbocciare definitivo, viene fisiologicamente tagliato quel cordone ombelicale con la radice che l’ha condotto sin qui. Affacciarsi in un nuovo mondo, non prima di aver trionfato nel vecchio Le prime apparizioni ATP sono datate ottobre 2022, quando per la prima volta prende parte alle qualificazioni del torneo casalingo di Anversa – ATP 250 disputatosi in tale sede dal 2016 al 2024 prima del trasferimento a Bruxelles. In quella stessa edizione dell’evento belga, ebbe anche l’onore di accompagnare nel tabellone di doppio Ruben Bemelmans – uno dei quattro eroi fiamminghi capaci di trascinare il Belgio sino a due finali di Coppa Davis – nel suo ultimo torneo della carriera. Lo scherzo del destino ha voluto che quattro anni dopo Ruben sia diventato il suo nuovo coach. L’altro grande momento significativo della giovanissima carriera di Alexander giunge a gennaio 2023, quando trionfa all’Australian Open junior. Il successo in terra australiana apre la strada al debutto assoluto nel tabellone principale di un torneo ATP, che si materializza ad Anversa assumendo la forma di un KO in due set per mano di Hanfmann. La settimana successiva si manifesta anche la prima volta a livello ITF, con il primo titolo conquistato a Glasgow. Dopodiché, a novembre 2024 ecco anche la prima gioia Challenger a Kobe in Giappone, dove contestualmente sconfiggendo Taro Daniel ottiene la prima affermazione contro un Top 100. La Davis e le Next Gen: dove tutto cambia Ma dove veramente Alexander inizia a far conoscere il suo nome al grande tennis è durante la fase a gironi della Coppa Davis di quella stagione, quando a Bologna pur sconfitto mette in mostra un’ottima prestazione al cospetto di Matteo Berrettini. Se la Davis aveva fatto intravedere il suo potenziale, è alle Next Gen ATP Finals di Gedda dello scorso dicembre che dà prova compiuta del suo tennis nonché dei suoi margini di miglioramento, preventivabili a stretto giro di posta. Vince il proprio gruppo senza sbavature, battendo in sequenza Prizmic, Basavareddy e Engel prima di superare in semifinale Budkov Kjaer e arrendersi soltanto a Learner Tien. Forte di quel percorso in Arabia Saudita, Blockx inaugura il 2026 alzando il suo quarto trofeo Challenger a Canberra che gli frutta per la prima volta in carriera l’ingresso in Top 100. A Melbourne, dove aveva gioito da juniores, viene ripescato dopo essersi ritirato nel turno finale delle quali. Dopo l’esordio in un main-draw Slam, sconfitto subito dal portoghese Faria, il mese successivo arriva la prima vittoria in Davis al terzo tentativo, contribuendo all’accesso del Belgio ai qualifiers 2026. Il rosso che accende Ma è sulla terra europea primaverile che trova il vero click per aprire un nuovo capitolo della sua carriera. A Monte Carlo l’antipasto con gli ottavi raggiunti e il primo successo contro un Top 20 (Cobolli), prima di volare nell’altura madrilena e riscoprirsi semifinalista in un Masters 1000. Sul rosso iberico, il suo servizio trova terreno fertile per detonare in tutta la propria irruenza centrata. Il tutto esaltato dalla capacità aerobiche e difensive che non affiancheresti immediatamente a un ragazzone che supera il metro e novanta. Il primo turno scampato a causa della rinuncia di Van de Zandschulp non fa che rincarare la dose di energia da poter sprigionare nei successivi incontri. Le rimonte con Garin e Nakashima, prima del trittico di scalpi uno più pesante dell’altro: Auger-Aliassime, Francisco Cerundolo e per finire il campione uscente Casper Ruud. Un futuro anticipato Indipendentemente da come potrà andare la semifinale con Zverev, dove chiaramente parte ampiamente sfavorito, il futuro di Alexander si prospetta più che roseo visto che come ricorda coach Ruben, intervistato dal collega Thierry Wilmotte del quotidiano belga Le Soir: “La cosa più folle, è che la terra non è la sua superficie preferita!“. Un domani che nell’immediato grida Top 50, un obiettivo che come conferma il suo allenatore si erano dati per la fine dell’anno. Di certo non si aspettavano di raggiungerlo già a maggio: “Raggiungere un quarto di finale in un Masters 1000 a soli 21 anni non è cosa da tutti. Ad Alexander manca ancora esperienza a questo livello. Sono davvero i suoi primi passi. E’ vero che si era messo in mostra arrivando agli ottavi a Monte-Carlo, prima di essere sconfitto da Shelton al termine di una partita molto combattuta a Monaco, ma non pensavamo che avrebbe continuato su questa strada anche qui a Madrid“. Controllo, equilibrio e stabilità: ingredienti fondanti del tennis di Blockx Una delle qualità che impressiona maggiormente del tennista Blockx è la serafica calma con cui affronta e gestisce qualsiasi frangente di partita, sia esso a lui positivo o negativo: “È una delle sue grandi qualità. Quando ha difficoltà, non va mai nel panico. Cerca soluzioni, analizza instantaneamente. È vero che impiega un po’ di tempo a entrare nel ritmo, a salire di rendimento, è anche un punto su cui dovremo lavorare. È soprattutto una questione di esperienza. Ma ci ha mostrato più volte che quel tempo lo usa per trovare soluzioni“. Inoltre, nessun complesso di inferiorità quando affronta i Top 10: testa alta e nessun timore reverenziale: “Alexander possiede abbastanza carte nel suo gioco per competere con chiunque. E’ ovvio però che se affronti Sinner o Alcaraz in forma, sarebbe presuntuoso affermare che Alexander non venga messo in difficoltà. Ma è soprattutto la sua mentalità ad essere buona: ogni volta che scende in campo, non si pone mille domande, è lì per giocare e possibilmente per vincere! Un atteggiamento propositivo che non è così comune in Belgio… E lui lo ha già dimostrato da Junior. Per Alex unna partita è una partita con la bravura di saper mantenere il controllo delle sue emozioni, qualunque sia il suo avversario“. Testa ma anche grande completezza, tattica e fisica: “Per il resto, può essere forte tanto in difesa quanto in attacco. E nonostante la sua elevata statura, lotta per ogni palla, non si arrende mai. Ha anche un dritto molto forte e stabile; è la sua principale arma“. Il tutto irrorato da quella sana ambizione di chi vuole migliorarsi per puntare ancora più alto senza accontentarsi: “Ha optato per giocare i tornei più importanti e prestigiosi, anziché eventi più piccoli dove avrebbe avuto un margine sugli avversari decisamente più significativo, proprio con l’obiettivo di compiere un percorso di miglioramento sulla terra che dovesse passare dall’incontrare i Top del circuito“. L’addio a Philippe Cassiers e l’exploit con Bemelmans Dopo tre stagioni nell’angolo di Zizou Bergs, a partire da quest’anno Bemelmans ha dapprima affiancato Philippe Cassiers nel box di Blockx per poi prenderne il posto a partire proprio da Madrid. Durante il torneo, infatti, si è notata non soltanto l’eccezionale cavalcata di Alexander ma anche l’assenza ‘rumorosa’ del suo coach storico. Sul tema, l’ex tennista mancino ha voluto glissare, rimandando ogni discorso alla prossima settimana: “E’ un argomento su cui desidero non soffermarmi. Alexander si già espresso, ma una comunicazione più specifica a riguardo sarà fatta dopo la conclusione del torneo“. Decisamente più ciarliero, Ruben lo è stato nella descrizione del suo rapporto con Alex: “E’ molto facile lavorare con lui. Ridiamo tanto insieme. Ma se dobbiamo avere una conversazione seria, parte anche in un quarto di secondo. Ciò che è piacevole è che ascolta e applica i consigli che gli vengono dati. Ha una volontà enorme di lavorare, di progredire. In realtà vuole solo una cosa: andare avanti! E rimane concentrato sul suo lavoro. Qui a Madrid, non siamo nemmeno ancora andati al Bernabeu, dove è stato comunque allestito un campo di allenamento. Alexander preferisce rimanere nella sua bolla e continuare a lavorare“. ...

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